Una riforma che non risolve nulla
Una riforma che non risolve nulla
Mercoledì 17 settembre 2025 sono intervenuta in Aula alla Camera dei deputati, dove si stava discutendo e votando quella che viene presentata come “riforma della giustizia“. Si tratta in realtà di una proposta di riforma costituzionale, portata avanti dal Governo a un ritmo frenetico, con un testo “blindato” che umilia il Parlamento e ignora il dibattito. Del resto la Presidente del Consiglio ha chiesto ai suoi parlamentari di non modificare nemmeno una virgola e così è stato. Un anticipo di quanto vorrà attuare con la riforma del premierato, che trasformerà la nostra democrazia parlamentare in una specie di autocrazia, in cui lei decide e gli altri obbediscono.
La magistratura dipendente dal potere esecutivo
Nel mio intervento ho sottolineato come questa presunta riforma, invece di risolvere i veri problemi della Giustizia – personale, risorse, digitalizzazione – punta ad attaccare la magistratura, con il proposito di renderla dipendente dal potere esecutivo. Con il sistema del sorteggio i membri dei due Consigli non saranno elettivi, ma saranno composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati. I primi saranno estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento, mentre i secondi saranno sorteggiati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti. Tra le altre cose, questo sistema non tutela in alcun modo la parità di genere, un grave passo indietro sui diritti delle donne.
Scontro tra poteri
Una democrazia forte non teme i giudici e continuare a ignorare i bisogni dei cittadini per inseguire riforme strumentali non fa il bene del Paese. Si crea così un pericoloso scontro tra politica e magistratura, utile anche a distrarre da alcuni problemi reali: economia in crisi, sanità al collasso, povertà in aumento. La nostra opposizione è netta, dunque, a una riforma che, nei fatti, sovverte alcuni dei nostri principi costituzionali.