Azzeramento Antimafia di Reggio Emilia
Azzeramento dell’Ufficio Antimafia di Reggio Emilia, interrogazione urgente: “Così si ferma l’azione di indagine e prevenzione in un territorio a rischio infiltrazioni”.
Ho depositato un’interrogazione urgente indirizzata al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in seguito all’azzeramento del personale specializzato impiegato presso l’Ufficio Antimafia della Prefettura di Reggio Emilia. I quattro funzionari in servizio, altamente qualificati, della “squadra interdittive antimafia”, sono stati infatti riassorbiti dalla Regione Emilia-Romagna a causa della mancata proroga dell’accordo tra la Regione e il Ministero dell’Interno.
Un lavoro prezioso
Il lavoro svolto da questi funzionari, maturato in oltre dieci anni di servizio, ha fatto della Prefettura di Reggio Emilia un modello nazionale nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose. La loro attività di ricostruzione delle varie filiere societarie nella predisposizione delle informative e delle interdittive antimafia è stata cruciale, come dimostrano gli esiti delle inchieste giudiziarie, a partire da Aemilia, ma non solo. L’Ufficio, nato nel 2014, ha nel tempo consolidato un patrimonio di conoscenze specifiche insostituibile per affrontare un fenomeno complesso e radicato come quello delle infiltrazioni mafiose.
A differenza di quanto dice Salvini (che strano)
Mentre nei mesi scorsi il Ministro Salvini aveva derubricato le interdittive a “voci di corridoio”, questi strumenti, fondati su valutazioni precise supportate dal Gruppo Interforze della DIA – Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza – sono invece un presidio prezioso per colpire le organizzazioni malavitose nei loro interessi economici. Dal 2010, anno in cui prese avvio l’emersione del fenomeno mafioso, al 2024 sono stati 402 i provvedimenti adottati nella nostra provincia. E anche i dati forniti da DIA mostrano come lo scorso anno, a fronte di 109 interdittive antimafia emesse in Emilia-Romagna – che hanno interessato in particolare i settori edilizia, agricoltura, trasporti e ristorazione – ben 81 abbiano riguardato la provincia di Reggio, una cifra complessivamente in aumento e che dimostra il valore e l’impegno del lavoro oggi coordinato dalla Prefetta Maria Rita Cocciufa, iniziato da Antonella De Miro e proseguito da Iolanda Rolli.
Non possiamo permetterci un vuoto operativo
Nella mia interrogazione, dunque, ho chiesto di conoscere le ragioni della mancata proroga dell’accordo, nonostante i risultati ottenuti. E, inoltre, vogliamo sapere quali misure urgenti il Governo intenda adottare per evitare il depauperamento delle competenze specialistiche e garantire continuità ed efficacia all’attività di prevenzione antimafia nel territorio reggiano e se non si ritenga necessario prevedere una soluzione transitoria per mantenere in servizio il personale esperto fino all’eventuale reclutamento e alla formazione dei nuovi assunti. Non possiamo permetterci un vuoto operativo. In un territorio come quello emiliano, che ha imparato a sue spese la gravità del fenomeno mafioso, è assolutamente necessario che l’azione amministrativa di prevenzione non si interrompa.