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Il Governo verso privatizzazione sanità

Sanità, il Governo va verso la privatizzazione.

L’analisi dei dati presentati dalla Fondazione Gimbe in merito alla crescente spesa sanitaria a carico delle famiglie italiane solleva preoccupazioni gravissime sulla direzione in cui sta andando il nostro sistema sanitario. In particolare, la cifra record di 7,2 miliardi di euro destinati al privato “puro”, cioè alle strutture sanitarie non accreditate, evidenzia un fenomeno di privatizzazione della salute che sta sfuggendo al controllo delle istituzioni e che sembra favorita dall’attuale Governo.

Interrogazione urgente

Insieme a tutti i colleghi del gruppo PD della Commissione Sanità, ho depositato un’interrogazione parlamentare. I numeri sono inquietanti e certificano un dato che già molti avevano temuto: la sanità pubblica sta scomparendo sotto i colpi della privatizzazione selvaggia. Quasi un euro su quattro speso per la salute in Italia proviene dalle tasche dei cittadini e viene indirizzato verso strutture private, senza alcuna forma di controllo pubblico o di garanzia di equità. È il segno di un sistema sanitario che, invece di essere al servizio di tutti, sta diventando sempre più inaccessibile per chi non ha le risorse per pagare.

Un quadro preoccupante

Il dato più preoccupante riguarda la crescita esponenziale della spesa verso il privato non convenzionato, che ha visto un aumento del 137% dal 2016 al 2023. Questo fenomeno non è il risultato di una maggiore efficienza o qualità dei servizi privati, ma del sottofinanziamento del sistema pubblico che – senza le adeguate risorse – fatica a garantire i servizi fondamentali ai cittadini. Quando i tempi di attesa si allungano e le strutture pubbliche sono sovraccariche, i cittadini si rivolgono al mercato privato, se se lo possono permettere. E se non possono, restano senza cure. Il quadro delineato da Gimbe è chiarissimo: la sanità privata, in particolare quella non accreditata, sta sostituendo quella pubblica, creando un sistema a due velocità in cui solo chi può permetterselo ha accesso a cure tempestive e di qualità. La spesa sanitaria privata, che nel 2023 ha raggiunto i 43 miliardi di euro, si divide tra farmacie, professionisti sanitari, strutture private accreditate e, appunto, il privato puro. Ma se la spesa sanitaria totale è aumentata, la parte di questa destinata al pubblico è rimasta stagnante, mentre quella destinata ai privati ha visto un costante incremento. Lo Stato ha abdicato al suo ruolo di garante del diritto alla salute, che dovrebbe essere universale e gratuito, come sancito dalla Costituzione. È inaccettabile che milioni di italiani, tra cui tanti pensionati e famiglie in difficoltà, debbano fare affidamento sulla sanità privata per ricevere cure che dovrebbero essere garantite dallo Stato. E ancora più grave è la disuguaglianza che questo sistema crea, discriminando chi non ha la possibilità economica di accedere a prestazioni sanitarie a pagamento.