Progetti PNRR su edilizia scolastica a rischio

Progetti PNRR su edilizia scolastica a rischio, allarme di sindaci e deputati: il caso di San Polo d’Enza.

Il caso della scuola primaria “Renzo Pezzani” di San Polo d’Enza è stato al centro di una conferenza stampa promossa alla Camera dal Partito Democratico – presenti, insieme a me, la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, la responsabile scuola del PD, Irene Manzi, gli Onorevoli Andrea Rossi e Piero De Luca, oltre a diversi sindaci, tra cui Franco Palù, di San Polo d’Enza – per denunciare ritardi e inadempienze nell’utilizzo delle risorse del PNRR sulla scuola. Questa stessa situazione è stata oggetto di un mio successivo intervento in Aula.

Una situazione grave

Non solo su salute e sanità: ormai da mesi riceviamo l’allarme da parte di diversi sindaci perché nell’attuazione del PNRR stanno rischiando di veder fallire molti progetti in materia di edilizia scolastica, con una ricaduta pesantissima sui bilanci dei Comuni, che rischiano il dissesto. Ricordo che al momento mancano 100 miliardi di euro del Piano da spendere nel prossimo anno e gli obiettivi raggiunti sono il solo 63%. Il comparto scuola aveva 17 miliardi stanziati, ma la spesa ad oggi si attesta al 50%. In questo contesto si inserisce il cantiere della scuola della scuola primaria “Renzo Pezzani” di San Polo d’Enza – un edificio su due piani, con 15 aule, una palestra con spogliatoio, un blocco mensa con cucina e servizi, oltre a diversi spazi per atelier e laboratori – che vede un importo complessivo dei lavori per 6,9 milioni di euro, di cui 4 milioni e 770mila che sarebbero finanziati da fondi PNRR.

Risposte desolanti

Mentre la sottosegretaria Frassinetti, nella sua desolante risposta in Aula – dove, in modo molto semplice ha scaricato l’intera responsabilità sulle imprese – parla di pochi casi isolati, dai territori arriva invece un quadro drammatico. In provincia di Reggio Emilia, grazie alla capacità in sede progettuale e di accesso ai bandi, siamo riusciti a portare oltre 170 milioni di euro sul territorio, cui se ne aggiungono altri 30 di compartecipazione da parte Comuni, per un totale di 200 milioni di euro di investimenti. Ma oggi però arriva una richiesta di aiuto da parte degli amministratori locali, nello specifico da parte di chi ha previsto la demolizione e la ricostruzione di edifici scolastici, che procede molto a rilento o in alcuni casi è ferma a causa di intoppi burocratici o del fallimento della impresa. Nel caso del Comune di San Polo, per esempio, siamo molto in ritardo, la scuola è stata demolita, ma la ricostruzione ancora non si vede. Ci sono solo le fondamenta, situazione che mette a rischio il rispetto della scadenza del finanziamento del PNRR a marzo 2026. Sono almeno altri venti i Comuni che hanno cantieri PNRR completamente fermi e nessuna prospettiva di completamento. È una situazione gravissima, che espone la sicurezza degli studenti e mette in ginocchio intere comunità. I Comuni sono stati lasciati soli. Nessuna interlocuzione con il Ministero, nessun supporto da Invitalia, nessuna soluzione per sostituire imprese inadempienti, spesso selezionate con ribassi anomali negli appalti centralizzati. Alcune ditte sono fallite, altre semplicemente sparite dai cantieri: il risultato è che le scuole vecchie sono state demolite e quelle nuove non sono mai iniziate. Un danno enorme di risorse pubbliche, di credibilità istituzionale e di diritti negati agli studenti.

Il “nodo” Invitalia

Parliamo di amministrazioni che si sono affidate ad Invitalia, che ha gestito oltre 131 gare di appalto. I Comuni non hanno fatto la gara e non hanno scelto il soggetto attuatore. Ma oggi, pur avendo messo a disposizione il loro territorio con la demolizione dei vecchi edifici e avendo avvertito Invitalia e il Ministero in modo tempestivo con molte mail protocollate, non hanno ancora le nuove scuole. La paura è che a settembre 2026 la scuola non ci sia e che i bambini non possano rientrare. Chi pagherà questa inefficienza, visto che il Comune non ha alcuna colpa? E chi ha la responsabilità di non aver controllato e, così facendo, di aver minato la fiducia nelle Istituzioni? Anche il Ministro Valditara, dunque, faccia il proprio dovere e intervenga – invece di autocompiacersi per aver riportato la calligrafia nei programmi scolastici – e dia il supporto necessario ai Comuni per portare a compimento la realizzazione degli edifici scolastici.