Dimensionamento scuole: da Governo atti autoritari
Dimensionamento scolastico: le imposizioni del Governo sono un atto autoritario.
Siamo di fronte a una gravissima decisione del Governo Meloni di accentrare ulteriormente il potere, comprimendo le autonomie locali in un ambito vitale come l’istruzione. La scelta di nominare un commissario ad acta per la Regione Emilia-Romagna – come per Sardegna, Toscana e Umbria – rappresenta la firma che il Governo pone al proprio fallimento: il fallimento di chi preferisce i diktat burocratici al dialogo democratico.
Una decisione paradossale
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti e i numeri non mentono: la Regione Emilia-Romagna ha agito con uno spirito di leale collaborazione, rispettando sempre i parametri nazionali. Il Governo ha fissato un obiettivo di 938 studenti per istituto e in Emilia-Romagna abbiamo una popolazione di circa 530.000 studenti distribuita in 532 autonomie, con una media di 996 studenti. Siamo dunque più efficienti di quanto richiesto, eppure viene ugualmente imposto un taglio di 17 autonomie a livello regionale.
Decisione ingiusta
Si tratta di un’ingiustizia profonda perché colpisce proprio chi ha sempre rispettato le regole, chi ha applicato fedelmente il dimensionamento negli anni passati, riorganizzando istituiti comprensivi, superando le direzioni didattiche, cosa che non tutti i territori hanno fatto, accorpando scuole superiori per creare filiere formative tecnico-professionali e per garantire un sistema efficace e di qualità. Per ragazzi e ragazze la scuola è un luogo di crescita, educazione, formazione e non è pensabile ragionare solo in termini di cifre, numeri, risparmi, continuando a fare cassa sul più importante investimento che possiamo fare per il nostro Paese, ovvero l’educazione.
Il taglio del personale
Oltre alla soppressione degli Istituti, le imposizioni del Governo porteranno, inoltre, a un dimezzamento del personale, che passerà a livello nazionale dagli attuali 7.461, tra Dirigenti e DSGA, a poco più di 3.100 nel 2031: questo significherà scuole molto più grandi, difficilmente gestibili, con ripercussioni pesanti sulla didattica, sui percorsi di inclusione e sul carico di lavoro di docenti e personale amministrativo.
L’impatto sul territorio reggiano
Molto significativo sarà l’impatto di queste decisioni sul territorio reggiano: nella nostra Provincia contiamo attualmente 66 autonomie scolastiche, con una media di 914 studenti. Dalle simulazioni effettuate, Reggio Emilia potrebbe essere una delle province più penalizzate da questo dimensionamento, con la perdita di diverse autonomie.
Specificità dei territori
Occorrerebbe invece tenere presente la necessità di preservare la qualità della scuola, di garantire un buon diritto allo studio, di mantenere un’organizzazione scolastica sostenibile e di tutelare i territori periferici, anche considerando la specificità e le differenze geografiche che ci sono nella nostra provincia. In Appennino, per esempio, abbiamo istituzioni scolastiche con un numero di studenti inferiore ai parametri, che però vanno tutelate proprio per la necessità di garantire servizi indispensabili nel territorio montano in ragione della loro funzione sociale. Si tratta di realtà dove la scuola non è solo un edificio, ma è un presidio pubblico, spesso il cuore di un’intera comunità ed eliminarle significa condannare ancora di più quei territori al loro progressivo spopolamento. Sarebbe un grave errore.
Un metodo coercitivo
Il metodo coercitivo scelto dal Ministro Valditara e dal suo Governo è inaccettabile e, guarda caso, punisce proprio quelle Regioni che non solo hanno mostrato di avere più a cuore il proprio sistema educativo, ma che hanno più investito, realizzando un sistema educativo di qualità riconosciuto a livello nazionale. Difendere la scuola pubblica significa difendere uguaglianza e coesione sociale. Il Governo faccia un passo indietro oppure, anche tramite il Commissario, torni al tavolo di lavoro confrontandosi insieme al territorio, agli amministratori, ai dirigenti scolastici e ai sindacati per arrivare ad una soluzione condivisa. La scuola italiana, già mortificata dai tagli e dalle ideologiche repressioni del Ministro Valditara, non ha bisogno di commissari, ma di ascolto e di risorse.