Solidarietà ai dipendenti Inalca
Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori Inalca.
La situazione delle lavoratrici e dei lavoratori Inalca a Reggio Emilia è gravissima e chiama in causa la responsabilità dell’azienda e delle Istituzioni. Come deputati reggiani del Partito Democratico, abbiamo espresso la nostra piena vicinanza ai 164 dipendenti coinvolti e alle loro famiglie, che a un anno dal rogo vedono precipitare lo scenario invece di intravedere la ripartenza promessa.
Esuberi, presunti
Inalca, società del Gruppo Cremonini, ha comunicato un esubero che riguarda praticamente la totalità dei 164 lavoratori dello stabilimento di Reggio Emilia, distrutto dall’incendio del febbraio 2025. I dipendenti sono attualmente in cassa integrazione straordinaria, in scadenza proprio il 10 febbraio, data che coincide con il primo anniversario del devastante rogo. Questa prospettiva è inaccettabile e non possiamo che ribadire la nostra massima attenzione e preoccupazione per il futuro di queste famiglie.
Tavolo di crisi
Venerdì prossimo è convocato in Regione il tavolo di crisi, richiesto con urgenza dalle organizzazioni sindacali, per fare chiarezza sulle reali intenzioni dell’azienda e sulla prospettiva occupazionale. In quella sede ci aspettiamo dalla proprietà possibili risposte sul futuro delle persone occupate, eventuali ricollocazioni nei diversi stabilimenti del gruppo e, soprattutto, la salvaguardia del lavoro a Reggio Emilia. Attendiamo questo confronto per capire se l’azienda ha davvero a cuore il territorio o se opterà per soluzioni diverse.
La nostra disponibilità
Rimane la nostra disponibilità per interloquire qualora sia necessario, con il Ministero per valutare l’attivazione degli ammortizzatori sociali necessari. Riteniamo imprescindibile prorogare i termini della cassa integrazione straordinaria, utilizzando tutti gli strumenti normativi disponibili per garantire continuità di reddito e protezione sociale ai lavoratori. Un’eventuale cessazione degli ammortizzatori il 10 febbraio, senza soluzioni alternative, sarebbe uno schiaffo inaccettabile a una comunità che ha già pagato un prezzo altissimo.
Cambio di passo necessario
È trascorso quasi un anno dall’incendio che ha distrutto lo stabilimento e, dopo mesi in cui si era parlato di bonifica, ricostruzione e ricollocamenti, oggi ci troviamo di fronte a un quadro diametralmente opposto. Non era questo il percorso che istituzioni, lavoratori e territorio si aspettavano: ora serve un cambio di passo deciso, perché Reggio Emilia non può permettersi di perdere un presidio produttivo e occupazionale così importante per la nostra comunità.