Caregiver, dal Governo nessuna rivoluzione

Caregiver, dal Governo nessuna rivoluzione: un Ddl debole, sottofinanziato e lontano dalla realtà.

L’approvazione in Consiglio dei Ministri del DDL sui caregiver familiari non rappresenta affatto la svolta attesa da milioni di persone che ogni giorno si fanno carico, spesso da sole, dell’assistenza a una persona disabile o non autosufficiente. Di rivoluzionario, purtroppo, questo provvedimento non ha nulla.

Di cosa stiamo parlando?

Parliamo di un testo che arriva dopo mesi di annunci e di promesse, ma che, una volta in più, si presenta con risorse limitate a disposizione di platee molto ristrette e tutele largamente insufficienti. I caregiver vengono riconosciuti solo per le ore dedicate al lavoro di cura, con una semplificazione quasi offensiva rispetto al loro effettivo impegno. Viene riconosciuto, peraltro, un contributo economico solo per i caregiver conviventi che dedicano al lavoro di cura 91 ore settimanali per 400 euro massimo al mese: viene pertanto assegnato poco più di 1 euro/ora per un’attività di cura preziosa. Queste risorse, inoltre, potranno essere percepite solo con ISEE inferiore a 15.000 euro o con un reddito di lavoro di massimo 3.000 euro. In questo modo non si fa altro che delineare un destino confinato tra le mura domestiche, visto che requisiti così stringenti impediscono ai caregiver – che sono in gran parte donne – ogni possibilità di lavoro, anche occasionale, che consenta di raggiungere un reddito dignitoso e di poter costruire un progetto di vita autonomo. I caregiver, infine, non avranno tutti la stessa dignità e lo stesso riconoscimento, perché non avranno tutti la stessa valorizzazione e gli stessi diritti.

Una società che non esiste

Ci pare, dunque, che disegno di legge della Ministra Locatelli racconti una società che non esiste, diversamente da una realtà che oggi è molto più articolata. Con questa proposta si rischia di fare passi indietro rispetto al diritto di eguaglianza dei generi, al diritto al lavoro delle donne, al riconoscimento dell’attività di tanti adolescenti minorenni che si prendono cura dopo la scuola dei propri cari, peggiorando addirittura la stessa definizione di caregiver oggi vigente. Non possiamo permettere un impianto così selettivo a priori, che non mette in campo diritti universali come l’ascolto, l’informazione, la formazione, il sollievo, demandando tutto questo alle Regioni, senza risorse dedicate, creando le condizioni per ulteriori disuguaglianze.

Caregiver, soggetti centrali del sistema di welfare

Ma l’aspetto più grave di questo ddl è che non riconosce veramente il caregiver come soggetto centrale del sistema di welfare, perché non viene garantito un insieme strutturale di diritti, servizi e protezioni sociali e previdenziali, ma mette in campo una visione sbagliata e retrograda: sembra quasi che la ministra Locatelli voglia il cargiver povero e dedito a un lavoro di cura che deve restare un fatto privato, da gestire tra le mura domestiche. Questo intervento, dunque, si configura al massimo come una misura contro la povertà e non come un’azione a sostegno dell’attività di cura. La stessa Ministra, di fatto, ha riconosciuto il fallimento di questa iniziativa, ammettendo che si poteva fare di più. Queste parole sono la prova evidente che non siamo di fronte a una rivoluzione, ma a un compromesso al ribasso, che non risponde alla complessità e alla dimensione reale del fenomeno, ma nemmeno ai bisogni reali dei caregiver.

Non si può elemosinare su queste cose

I caregiver familiari non chiedono azioni o bonus simbolici, riconoscimenti solo formali o la solita legge propagandistica. Hanno invece necessità di tutele vere, servizi territoriali adeguati, sollievo, sostegno psicologico, conciliazione tra lavoro e cura, diritti previdenziali e una legge giusta e universale. È ciò che come Partito Democratico abbiamo sempre sostenuto e per questo continueremo a batterci, affinché il Parlamento migliori radicalmente questo testo: occorrono più risorse, per garantire diritti a una platea più ampia e, soprattutto, una visione che metta davvero al centro la dignità delle persone e di chi se ne prende cura. Perché senza questo cambio di passo, il ddl caregiver sarà solo un’occasione mancata, l’ennesima.