Decreto PNRR contro le scuole reggiane

Dimensionamento scolastico, è allarme per gli effetti del Decreto PNRR sulle Regioni già commissariate: a Reggio Emilia nemmeno un euro per accompagnare il dimensionamento scolastico.

Siamo davanti a una vera e propria operazione punitiva e di smantellamento dei presìdi educativi che andrà a colpire importanti istituzioni scolastiche della nostra provincia. Dalle bozze del Decreto PNRR, che interviene sulla riorganizzazione del sistema scolastico per l’anno 2026/2027, si coglie come il Governo scelga con chiarezza di continuare a punire un territorio virtuoso.

L’articolo 19 del Decreto PNRR

Quanto disposto dal Decreto incide pesantemente sulla rete educativa reggiana. Il Governo introduce infatti un meccanismo che penalizza le quattro Regioni commissariate e per le quali si è proceduto d’ufficio all’attuazione del dimensionamento scolastico, che rimangono così escluse dall’accesso alle risorse per l’attivazione di organici aggiuntivi e temporanei di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario fino al 30 giugno 2027. Parliamo di 19 milioni stanziati che serviranno ad accompagnare l’attuazione del dimensionamento e di questi a Reggio Emilia non arriverà nemmeno un euro. Un’impostazione che è un’evidente penalizzazione per quelle Regioni, tra cui la nostra, che hanno difeso le autonomie scolastiche nel rispetto dei bisogni dei territori. Per governare i processi di dimensionamento decisi dal Commissario nominato dal Governo e per accompagnare la nuova organizzazione della rete scolastica non sarà dunque stanziata nessuna risorsa aggiuntiva. Una decisione che peserà ancora di più sulle scuole oggetto del dimensionamento che saranno chiamate a riorganizzazioni impegnative anche sul piano amministrativo. Si trasforma così una riforma in uno strumento di pressione politica e ideologica, pagata da studenti, famiglie e lavoratori della scuola.

Gli impatti sul territorio reggiano

Gli impatti organizzativi del dimensionamento scolastico sulla scuola reggiana sono noti, con conseguenze organizzative e umane. Le prime stime indicano, infatti, che il dimensionamento comporterà la perdita di almeno 14 posti di personale, tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Meno personale significa scuole meno sicure, segreterie ingolfate e laboratori che rischiano di restare chiusi. In un territorio come quello reggiano, che ha sempre garantito parametri superiori alla media nazionale, questo non è riordino, ma ha tutta l’aria di una ritorsione politica. L’Istituto Comprensivo Pertini 2 di Reggio Emilia verrà assorbito dal Pertini 1 e questo non comporta solo un cambio di nome, ma significa una sola segreteria e un unico dirigente per gestire una mole enorme di plessi, studenti e famiglie. Parliamo di una scuola del primo ciclo con 1800 studenti. Viene inoltre smantellata la rete dei CPIA provinciali, con il CPIA Reggio Nord, con sede a Correggio, accorpato al CPIA Reggio Sud: si tratta di istituti che garantiscono l’integrazione e il recupero scolastico per le fasce più fragili, con percorsi di integrazione, inclusione e formazione molto importanti e allontanare la sede gestionale significa, di fatto, indebolire un servizio di prossimità essenziale. Invece che investire nella valorizzazione dei docenti e nella qualità del modello educativo, le scuole vengono sacrificate sull’altare dei numeri. E per farlo, non viene stanziato nemmeno un euro, scaricando tutto il lavoro sul personale già in servizio. Davvero una scelta indegna, sulla pelle di dirigenti, docenti, personale amministrativo, tecnici e ausiliari. Esprimo molta preoccupazione per il prossimo anno scolastico, perché si rischia di penalizzare pesantemente il diritto allo studio degli studenti delle scuole coinvolte. Faremo battaglia in parlamento per cambiare questa impostazione punitiva e dannosa per tutte le scuole coinvolte dal dimensionamento.

Autonomia scolastica come competenza e ricchezza di un territorio

Ogni volta che si taglia un’autonomia, si perdono non solo posti di lavoro, ma competenze, qualità, capacità di ascolto, relazioni umane preziose, innovazione e il territorio perde ricchezza e capitale umano e sociale. La scuola non è una semplice azienda da tagliare, ma il futuro delle nostre comunità. Purtroppo questo Governo non ha capito che le prime politiche industriali di un paese sono quelle educative, per costruire una nuova economia e una nuova democrazia. E questi sono i risultati.