Case della comunità, solo il 4% operativo
Sanità territoriale: solo il 4% delle Case della Comunità è pienamente operativo.
Il monitoraggio Agenas sull’attuazione delle Case della Comunità è estremamente preoccupante e certifica un ritardo che rischia di compromettere una delle riforme più importanti della sanità italiana. Secondo i dati più recenti, su 1.715 Case della Comunità previste entro il 2026, solo 781 – pari al 45% – hanno attivato almeno un servizio.
Solo il 4%
Ancora più grave è che appena 66 strutture, cioè circa il 4%, risultano pienamente operative, con personale completo e tutti i servizi garantiti. Questo significa che oltre 9 strutture su 10 non sono ancora in grado di offrire una risposta adeguata ai cittadini. Parliamo di presìdi fondamentali per la presa in carico dei pazienti cronici, per l’assistenza agli anziani e per una sanità più vicina alle persone. Ritardi di questa portata rischiano di trasformare un investimento strategico del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in un’occasione mancata.
Scelte del Governo in direzione opposta
Contestualmente, le scelte del Governo guidato da Giorgia Meloni vanno nella direzione opposta: il definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e l’assenza di interventi concreti sulla medicina territoriale stanno aggravando le difficoltà già esistenti. Serve un piano straordinario per il reclutamento di medici, infermieri e professionisti sanitari: senza personale, queste strutture restano incomplete. Allo stesso tempo, è necessario colmare i divari territoriali, che vedono ancora una forte concentrazione dei servizi nelle regioni del Nord rispetto al resto del Paese. Il diritto alla salute non può continuare ad essere così diseguale. Siamo impegnati a lavorare per rafforzare la sanità pubblica, investire nella prevenzione e costruire un sistema territoriale realmente efficace e accessibile a tutti.