Interrogazione sui video di Paolo Bellini dal carcere
Strage di Bologna: interrogazione sui video di Paolo Bellini dal carcere.
Ho depositato un’interrogazione al Ministro della Giustizia per fare luce sui video diffusi dal pluricondannato per la strage del 2 agosto 1980 Paolo Bellini. Siamo di fronte a fatti di eccezionale gravità e dal forte impatto sull’opinione pubblica. L’ordinamento penitenziario disciplina in modo rigido le comunicazioni dei detenuti, proprio per tutelare la sicurezza, mantenere l’ordine e prevenire forme di pressione indiretta. Per questo motivo, ritengo inaccettabile che un soggetto condannato in via definitiva per un delitto di strage possa veicolare all’esterno del carcere messaggi che assumono contorni chiaramente intimidatori nei confronti di chi ha contribuito alla verità processuale.
A cosa mi riferisco?
Mi riferisco a quanto accaduto in questi ultimi giorni con la diffusione dei videomessaggi di Paolo Bellini, esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e attualmente detenuto presso la casa di reclusione di Padova. Nei filmati circolati online – girati da altre persone all’interno dell’istituto penitenziario e diffusi tramite il legale del detenuto – Bellini commenta il processo a suo carico, attacca i magistrati che lo hanno condannato e definisce falsa la testimonianza dell’ex moglie Maurizia Bonini, elemento che si è rivelato centrale per l’accertamento della sua responsabilità penale.
Cosa ho chiesto al Ministro della Giustizia
Di fronte a queste dichiarazioni pubbliche su giudici e testimoni, occorre fare immediata luce sulle modalità con cui Bellini abbia potuto realizzare e far uscire dal carcere questi contenuti. Per questo motivo, ho depositato un’interrogazione rivolta al Ministro della Giustizia, sottoscritta anche dai colleghi Serracchiani, De Maria, Vaccari, Bakkali, Guerra e Rossi. Attraverso questo atto, abbiamo chiesto al Guardasigilli se sia a conoscenza dei fatti e, soprattutto, se tali registrazioni all’interno della struttura di Padova siano state autorizzate. Vogliamo inoltre sapere quali controlli siano stati svolti sulla produzione e sull’uscita dei video, e se la diffusione di giudizi denigratori verso magistrati e testimoni possa configurare una rilevanza disciplinare o penale. Infine, abbiamo chiesto se non si ritenga indispensabile disporre un’ispezione presso la casa di reclusione di Padova per accertare tutte le eventuali responsabilità.
Verità e giustizia per le 85 vittime
La magistratura, con sentenza definitiva, ha stabilito che la strage alla stazione di Bologna fu il frutto di un disegno eversivo di matrice fascista. Questo è un dato storico e giudiziario inequivocabile. Le 85 vittime e i loro familiari, tuttavia, hanno ancora bisogno di capire chi, negli anni successivi, ha depistato, coperto e favorito i colpevoli. Questa nostra ricerca della verità non è mossa da un senso di “vendetta”, ma da una profonda necessità di “giustizia”, portata avanti sempre con incrollabile fiducia nella Magistratura e nelle Istituzioni. Il dolore e la dignità dei familiari non possono continuare a essere offesi e calpestati da chi, fuori e dentro le Istituzioni, insiste a rimescolare nel torbido per sottrarsi alle proprie responsabilità. Su questo non faremo passi indietro.