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Tetto 30% di alunni stranieri: la solita propaganda

Tetto del 30% di alunni stranieri in classe: la propaganda della destra contro la realtà della scuola.

La proposta annunciata dalla Premier Giorgia Meloni di fissare un tetto del 30% di alunni stranieri per classe rappresenta l’ennesimo slogan propagandistico di una destra ormai ostaggio delle posizioni più estremiste. Invece di governare e affrontare le criticità della scuola pubblica, si sceglie di costruire un’emergenza artificiale per coprire il vuoto di quattro anni di inazione. Prendersela con bambini e ragazzi, senza alcuna cognizione di causa, rappresenta l’ultima frontiera dell’inciviltà politica.

I dati reali: il caso della provincia di Reggio Emilia

I numeri peraltro smentiscono la narrazione emergenziale della destra. Emblematico il caso di Reggio Emilia, come evidenziano i dati pubblicati dall’Annuario della Scuola Reggiana:

  • integrazione strutturale: nella provincia di Reggio Emilia, gli alunni stranieri nelle scuole statali sono il 19,9% del totale;
  • seconde generazioni: il 66,8% di questi studenti è nato direttamente in Italia.

Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma a un fenomeno consolidato che va governato attraverso l’accoglienza, l’insegnamento della lingua italiana, il rafforzamento degli organici e l’inserimento di mediatori culturali.

Perché il limite del 30% è una misura inapplicabile?

La proposta del Governo dimostra una totale ignoranza delle dinamiche scolastiche e dei vincoli territoriali: Già la circolare Gelmini del 2010 prevedeva un tetto analogo, ma per rispettarlo le scuole dovrebbero redistribuire gli alunni tra le classi o trasferirli in altri istituti. Inoltre, un quarto delle scuole primarie del nostro territorio ha una sola sezione e sdoppiare le classi richiede aule aggiuntive e nuovi insegnanti, ma dal Governo non arrivano indicazioni sulle risorse necessarie. Infine, nelle scuole dell’infanzia e primarie vige il principio della territorialità e costringere le famiglie a spostare i figli per chilometri pur di rispettare una quota numerica rischia di violare il diritto allo studio garantito dalla Costituzione.

Di cosa ha davvero bisogno la scuola pubblica?

L’amministrazione della scuola richiede visione e investimenti concreti, non slogan discriminatori. Per garantire una didattica di qualità e un’effettiva inclusione, occorre intervenire su priorità precise: risorse aggiuntive dedicate all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, aumento degli organici e stabilizzazione del personale docente e ATA, presenza capillare di mediatori linguistici e culturali negli istituti, adeguamento delle strutture scolastiche e degli spazi didattici. Questo significa governare il sistema educativo. Se la Premier non è in grado di garantire questi strumenti fondamentali, prenda atto della propria incapacità organizzativa e ne tragga le conseguenze.