Fine vita in Emilia-Romagna: l’attacco del Governo Meloni
Fine vita in Emilia-Romagna: contro l’impugnazione del Governo Meloni
La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge della Regione Emilia-Romagna sul fine vita è un atto di pura arroganza ideologica. Ci troviamo di fronte all’ennesima dimostrazione di come il Governo Meloni preferisca alimentare lo scontro istituzionale anziché affrontare i problemi reali e la sofferenza delle persone.
La paralisi del Governo sul tema del fine vita e del suicidio assistito
Siamo di fronte a un paradosso politico e morale inaccettabile. A livello nazionale, la maggioranza di centrodestra è completamente paralizzata dai propri veti interni e si rifiuta colpevolmente di legiferare sui percorsi di fine vita, ignorando anche i ripetuti e chiari richiami della Corte Costituzionale. Mentre Roma lascia sole cittadine e cittadini in momenti di profondo dolore, la Regione Emilia-Romagna si è assunta la responsabilità di colmare questo vuoto normativo per garantire un diritto fondamentale e un vero percorso di civiltà. Bloccare questo lavoro significa voltare le spalle alle persone.
Cure palliative e sanità pubblica: la difesa dell’eccellenza emiliano-romagnola
Per giustificare questa evidente forzatura politica, il Governo si nasconde dietro pretesti formali e tenta persino di gettare discredito sulla qualità del nostro sistema sanitario e delle cure palliative. L’Emilia-Romagna è ai vertici di tutte le classifiche nazionali per performance e affidabilità sanitaria. Come evidenziato dal Presidente Michele de Pascale, la nostra regione rappresenta un’eccellenza che ha raggiunto e superato i target previsti dal PNRR, estendendo la rete di assistenza anche in ambito pediatrico. Attaccare questo modello è un’offesa ai professionisti della sanità e ai cittadini.
Un attacco politico che colpisce i diritti e la dignità delle persone
Non è la prima volta che assistiamo al tentativo della destra di sovvertire il colore politico dell’Emilia-Romagna colpendone le istituzioni. Lo abbiamo già visto con il teatrino politico durante l’alluvione e con le decisioni punitive sul dimensionamento scolastico e il taglio degli organici. Si prova a colpire un territorio che funziona, semplicemente perché dimostra nei fatti di saper stare al fianco delle persone meglio di quanto faccia questo Governo. In questo caso, però, la posta in gioco è ancora più alta: sono a rischio il diritto all’autodeterminazione, il rispetto della persona e la dignità umana. Non possiamo permettere che la vita e i diritti delle persone vengano calpestati per mere calcolatrici elettorali.