Caro energia: serve un fondo nazionale per i Comuni
Caro energia: raccogliamo il grido d’aiuto dei sindaci con un fondo nazionale.
Il costo dell’energia non ha colore politico, così come non lo hanno le scuole, le palestre, gli uffici pubblici o le biblioteche del nostro territorio. Dobbiamo mettere in campo tutte le azioni possibili per tenere accese le nostre comunità. Per questo motivo, faccio mio l’allarme lanciato dai sindaci e dai sindacati – in particolare dalla Cisl Emilia Centrale – in merito alla grave morsa del caro energia che sta minacciando i conti dei nostri enti locali.
L’impatto dei rincari energetici sui bilanci locali
I dati attuali del mercato energetico sono estremamente allarmanti e delineano il rischio concreto di far rivivere ai Comuni la grave crisi finanziaria del 2022, anno in cui la spesa per le utenze superò i 30 milioni di euro. Oggi il prezzo del gas ha raggiunto i 79,26 euro al megawattora, registrando un aumento del 135% rispetto a settembre dello scorso anno. L’elettricità, parallelamente, è quasi raddoppiata arrivando a 204,19 euro (+92%). Questi rincari stanno già colpendo duramente i nostri territori, le famiglie, le imprese e la programmazione degli enti locali, i quali sono già stati pesantemente penalizzati dai numerosi e continui tagli di questi anni. Di fronte a questo scenario, l’azione del Governo si sta dimostrando largamente insufficiente.
I casi di Rubiera e Montecchio: servizi a rischio
Per capire la portata del problema, basta guardare ai nostri Comuni. A Rubiera, il sindaco ha stimato extracosti per 300.000 euro nel 2027: una cifra enorme, che pesa per l’equivalente di un intero punto di Irpef. A Montecchio, l’amministrazione riferisce che, nonostante i forti investimenti comunali in impianti fotovoltaici e illuminazione a led, la spesa per le utenze del 2026 supera già del 75% i livelli pre-crisi. Questi aumenti hanno bruciato miliardi di risorse pubbliche che avrebbero potuto finanziare nuovi servizi, assunzioni e innovazioni sia nei Comuni che nelle aziende. Solo per contrastare le fiammate dei prezzi dei carburanti, legate alle tensioni internazionali generate dalle guerre di Trump, sono stati utilizzati 2,6 miliardi di euro. Questo ha portato il Governo a richiedere all’Unione Europea l’attivazione di clausole di flessibilità per spendere ulteriori 14 miliardi di euro nel triennio. Ciononostante, la stangata complessiva stimata a carico di cittadini e aziende sfiora i 29 miliardi di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti.
La mia proposta: un fondo nazionale di ristoro nella Legge di Bilancio
Di fronte a un’impennata così decisa dei costi, serve un’assunzione di responsabilità politica. Pongo con urgenza la necessità di una clausola energetica che protegga i bilanci dei Comuni da questa vera e propria mazzata su luce e gas. Raccogliendo la proposta che arriva dal nostro territorio, porterò questo impegno direttamente nella prossima Legge di Bilancio. La scelta più rapida ed efficace per tutelare i servizi ai cittadini è l’istituzione di un fondo nazionale di ristoro: un meccanismo di salvaguardia da far scattare a protezione dei bilanci locali gravati da extracosti non appena viene superata una determinata soglia di prezzo documentata. Occorre fare in fretta e smettere di sprecare preziose risorse in bonus limitati, sia per incidenza che per durata temporale. Non posso assolutamente permettere che un sindaco sia costretto a scegliere tra pagare le bollette e garantire i servizi essenziali alla propria comunità.