Interrogazione su criteri per Comuni di montagna

Subito risposte dal Governo sul futuro dei Comuni montani dell’Appennino Reggiano: rischio esclusione e taglio di fondi vitali.

Ho sottoscritto un’interrogazione urgente al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie che chiedere chiarezza in merito ai criteri di classificazione dei Comuni montani previsti dalla nuova Legge 131/2025: il nodo cruciale, infatti, è il rischio che il Governo adotti un criterio esclusivamente altimetrico, basato su altezza e pendenza, per definire cosa sia montano, ignorando le reali condizioni socioeconomiche e di isolamento e generando così un impatto diretto e grave su gran parte del territorio reggiano.

Il caso dell’Appennino reggiano

L’Appennino reggiano è un territorio complesso, fatto di crinali e valli. Ci sono numerosi centri abitati, per esempio, che, pur collocati tra i 400 e i 600 metri, sono caratterizzati da isolamento, carenza di servizi e un progressivo spopolamento. Indicare cosa sia montagna basandosi solo sull’altezza è un errore politico che rischia di avere conseguenze drammatiche, dato che l’esclusione di questi Comuni comporterebbe l’impossibilità di accedere a fondi necessari, come quello per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), oltre a una serie di agevolazioni importanti per cittadini e imprese. Colpiti, infatti, sarebbero anche la rete dei presìdi sanitari territoriali, le deroghe in materia di dimensionamento scolastico, le misure per il trasporto pubblico locale e le agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie.

Chiediamo un approccio più realistico

Criteri di questo genere si tradurrebbero facilmente in una contrazione di servizi e nell’accelerazione dello spopolamento, compromettendo la capacità dei nostri Comuni di garantire ai residenti servizi essenziali. Questo metterebbe a rischio l’intero modello di presidio territoriale che le comunità e gli enti locali del nostro Appennino difendono ogni giorno. Da qui nasce l’interrogazione al Ministro Calderoli, affinché il Governo adotti un approccio più realistico e la classificazione sia l’esito di un effettivo indicatore di “vulnerabilità territoriale” che, oltre ai dati altimetrici, contempli diversi altri parametri, tra cui l’accessibilità ai servizi essenziali, la situazione demografica, il costo dei servizi, il digital divide. Sappiamo che questa Maggioranza – come più volte espresso da loro stessi – non ha alcun interesse nella tutela delle aree fragili e marginali del territorio, ma ora il Governo non può ignorare quanto chiediamo: il parametro di classificazione deve essere basato sulla reale necessità e sulla fragilità dei nostri territori e pertanto ci aspettiamo risposte immediate e concrete.