Case di comunità salute: rischio “flop”

Sanità, rischio flop per le Case di Comunità Sanità: servono dati e interventi urgenti.

Le Case di Comunità dovevano rappresentare il cuore della riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR. Oggi, però, il rischio concreto è che molte di queste strutture restino scatole vuote, formalmente aperte, ma prive di reale capacità assistenziale. Ho dunque presentato un’interrogazione al Ministro della Salute per fare piena chiarezza sullo stato di attuazione delle Case di Comunità.

I numeri

Dopo due anni, a fronte delle 1.723 Case di Comunità programmate a livello nazionale, finanziate con circa 2 miliardi di euro, solo 660 strutture risultano avere attivo almeno un servizio. Ancora più allarmante il dato relativo alla piena operatività: appena 46 Case di Comunità dispongono della presenza stabile di medici e infermieri, elemento essenziale per il funzionamento del modello previsto. I numeri descrivono uno scarto preoccupante tra gli obiettivi annunciati e la realtà. Senza personale, integrazione sociosanitaria e coinvolgimento del Terzo settore, il rischio è che la riforma si riduca a un cambio di insegna degli ambulatori esistenti, senza un reale miglioramento dei servizi per i cittadini.

Le nostre richieste

Chiediamo al Governo di fornire dati aggiornati e dettagliati, anche su base regionale, sull’utilizzo delle risorse, sul numero di strutture effettivamente operative secondo gli standard previsti e sulle principali cause dei ritardi, evidenziando le disuguaglianze territoriali emerse. La riuscita delle Case di Comunità è decisiva per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per garantire un’assistenza di prossimità capace di rispondere ai bisogni delle persone, soprattutto le più fragili. È necessario un intervento urgente e strutturale per evitare sprechi di risorse pubbliche e assicurare che l’investimento del PNRR produca un impatto concreto e duraturo sui territori.