ICR Reggio Emilia: risposta deludente del Governo

Crisi ICR (Industria Chimica Reggiana), abbiamo portato la vicenda all’attenzione del Governo, ma la risposta è deludente e occorre vigilare sul tavolo di crisi.

Crisi ICR Reggio Emilia: risposta deludente del Governo all’interrogazione presentata lo scorso febbraio in merito alla grave situazione che coinvolge i lavoratori dell’azienda, controllata dalla multinazionale statunitense PPG Industries, che ha annunciato la dismissione del sito produttivo reggiano, avviando una procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti.

All’attenzione del Governo

Aver portato con tempestività questa crisi all’attenzione del Governo è stato un atto necessario per rompere il muro di silenzio attorno a una vicenda che tocca da vicino decine di famiglie e un intero pezzo di storia manifatturiera del nostro territorio. La risposta firmata dalla Sottosegretaria Fausta Bergamotto dimostra che abbiamo fatto bene a sollevare il caso, costringendo l’Esecutivo a prendere formalmente in carico la questione. Il Governo evidenzia l’attivazione degli ammortizzatori sociali fino al 30 settembre 2026 a fronte di un contratto di solidarietà siglato a marzo per i lavoratori dello stabilimento. Tuttavia esistono forti perplessità sulla parte più strettamente legata alle prospettive industriali.

Una risposta deludente

La risposta del Ministero resta purtroppo fortemente interlocutoria rispetto alla soluzione definitiva della crisi. Il Ministero ammette che, al momento, non è stato formalmente aperto uno specifico tavolo di confronto nazionale con l’azienda e le parti sociali. Eppure non può limitarsi a gestire passivamente la scadenza degli ammortizzatori sociali a settembre, mentre una multinazionale dismette un polo strategico, senza esplorare reali alternative di rilancio o riconversione. Il Governo ha confermato la disponibilità a favorire ogni utile momento di confronto e ne prendiamo atto. Purtroppo molto spesso i tempi di una crisi non aspettano la burocrazia. Continueremo perciò a monitorare la vicenda con la massima attenzione e a fare pressione, al fianco della Regione, degli enti locali e delle organizzazioni sindacali, affinché questa disponibilità si trasformi immediatamente in un tavolo di crisi operativo. La tutela dei posti di lavoro, la salvaguardia delle competenze professionali del territorio e la responsabilità sociale d’impresa non possono essere subordinate alle sole logiche di profitto di una multinazionale.